L’efficacia degli interventi di ripristino delle dune mobili nel sito di Vallevecchia

L’efficacia degli interventi di ripristino delle dune mobili nel sito di Vallevecchia

Gli ecosistemi dunali sono minacciati con crescente frequenza da fenomeni di disturbo e pressione antropica. Questo provoca un’alterazione delle comunità vegetali e degli equilibri che regolano la formazione delle dune costiere.

La componente vegetale degli ecosistemi costieri garantisce la crescita e il continuo sviluppo della duna; tuttavia è la componente degli ecosistemi dunali che risente maggiormente dal disturbo antropico. La mancanza di vegetazione causata da fenomeni di disturbo innesca processi di erosione che impoveriscono la struttura e le funzionalità dell’intero ecosistema.

Vista la crescente perdita di superficie e il degrado delle aree rimaste, interventi di ripristino ecologico rappresentano una soluzione ideale per la salvaguardia della biodiversità degli ecosistemi costieri. Le azioni di ripristino si concentrano, generalmente, laddove la pressione antropica è stata eccessiva e lo stato di conservazione dell’ecosistema è compromesso.

Il lavoro di ricerca sfociato nella tesi dal titolo “Ripristino degli ecosistemi dunali con tecniche di ingegneria naturalistica – il caso di Vallevecchia” ha consentito di valutare l’efficacia degli interventi di ripristino effettuati dal progetto LIFE REDUNE presso il sito di Vallevecchia (Caorle).

In particolare, il ripristino delle dune mobili, quale componente essenziale degli ecosistemi costieri, è stato svolto in 5 fasi: ricostruzione fisica del profilo dunale, stabilizzazione, impianto di nuclei di vegetazione propria dell’habitat, creazione di nuovi accessi alla spiaggia con limitazioni e cartellonistica, monitoraggio.

Il trapianto è avvenuto a novembre 2018; in seguito gli impianti sono stati monitorati mediante la tecnica dei plot permanenti. Quadrati di vegetazione di 1m per 1m vengono monitorati periodicamente per valutare la sopravvivenza delle specie trapiantate e l’evoluzione dell’habitat.

Le prime analisi hanno permesso di individuare due distinti gruppi di plot: plot posizionati in corrispondenza di neo-dune non disturbate e plot posizionati in corrispondenza di neo-dune disturbate (nonostante le misure cautelative adottate all’inizio del progetto). Il disturbo, dovuto alla grande affluenza di turisti in questo sito e al mancato rispetto delle regole, ha causato il mancato attecchimento delle piante in alcune aree del ripristino, con la conseguente perdita di biodiversità. Al contrario, nelle aree non disturbate la maggior parte delle le specie trapiantate ha attecchito, dimostrando forte vitalità, data da una notevole crescita degli individui in termini di altezza, nuovi getti o foglie e copertura.

Inoltre, a seguito degli interventi di ripristino, e in assenza di disturbo, è stato possibile osservare la comparsa di altre specie che a loro volta si sono sviluppate notevolmente. All’inizio del progetto erano state censite solo 4 specie mentre alla fine sono state monitorate ben 12 specie. Questo a dimostrazione dell’efficacia dell’intervento di ripristino. Tuttavia, è molto importante che il lavoro non sia influenzato da eventi di disturbo, i quali vanificano l’intera bontà del progetto e la sopravvivenza dell’ecosistema.

Gli ecosistemi dunali sono, a livello mondiale, tra i più rilevanti dal punto di vista ecologico e paesaggistico, necessitano quindi di essere salvaguardati.

 

Riferimenti:

“Ripristino degli ecosistemi dunali con tecniche di ingegneria naturalistica – il caso di Vallevecchia” Enrico De Pellegrini, Tesi di laurea magistrale in Scienze Ambientali, Università Cà Foscari Venezia

 

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