Il Lino delle Fate

Il Lino delle Fate

Gli ambienti dunali costieri sono il risultato di un costante trasporto di materiali sabbiosi dai fiumi al mare, che li deposita poi sulla spiaggia grazie alle onde. Rami, alghe e conchiglie spiaggiati trattengono i granelli di sabbia trasportati dal vento, ma il vero ingegnere delle dune è la sua flora! Le piante erbacee delle dune funzionano come racchette da tennis per la sabbia: respingono i granelli di sabbia trasportati dal vento e li fanno cadere a terra, dove si accumulano contribuendo ad accrescere e stabilizzare le dune.

Le piante ad alto fusto delle dune consolidate formano una barriera contro il vento e le mareggiate e proteggono l’entroterra dalle forti raffiche, dal cuneo salino, dall’erosione e dagli allagamenti.

La flora delle dune sabbiose è anche un prezioso elemento degli ecosistemi costieri perché consente il riparo e la riproduzione di molte specie di insetti e animali rari, spesso esclusivi di questi specifici habitat.

Se fino all’inizio del secolo scorso gli ambienti costieri dell’area mediterranea potevano vantare un buon livello di conservazione dal punto di vista morfologico, idrogeologico e naturalistico, negli ultimi ottanta anni l’estremo sviluppo delle attività antropiche legate al settore turistico e commerciale hanno portato ad impatti significativi e a pressioni sempre maggiori sulla flora locale.

Attualmente si sta assistendo alla progressiva degradazione o alla totale scomparsa delle comunità vegetali naturali, specialmente per quelle caratteristiche degli ambienti dunali e retrodunali, fenomeno che ha visto il parallelo e progressivo sviluppo di comunità introdotte dall’uomo e l’ingresso di specie alloctone invasive quali per esempio la Rosa rugosa e l’Oenotera stucchii.

La flora costiera è così fragile che alcune piante endemiche possono sopportare il caldo, la sabbia, il sale, ma muoiono quando vengono calpestate.

Il progetto LIFE REDUNE sta operando per rinvigorire le popolazioni di una specie autoctona di grande valore ecologico: Stipa veneta Moraldo.

Il nome si deve al Prof Benito Moraldo (in religione fr. Nito, dei Fratelli Maristi delle Scuole), esperto ricercatore di piante rare e peregrine che nel 1986 pubblicava il suo studio del genere Stipa in Italia.
Lo studio presentava la storia di questo genere e la sua presenza e diffusione mondiale e la revisione di tutti i campioni raccolti in Italia negli ultimi due secoli.

Stipa veneta Moraldo è una specie endemica oggi presente esclusivamente sulle dune dell’Adriatico settentrionale. Specie localmente minacciata, è presente nella lista rossa nazionale delle specie a rischio di estinzione e, come specie di interesse comunitario, nella Direttiva Habitat (92/43/CE). Un tempo abbastanza diffusa soprattutto nella Laguna di Venezia, oggi è divenuta rarissima e minacciata di estinzione a causa del basso numero di individui, il forte isolamento dei luoghi in cui è presente, e le numerose pressioni e minacce sia naturali che antropiche cui è sottoposto il suo habitat primario. La sua diffusione è limitata a piccole aree dei litorali sabbiosi veneti e friulani.

Stipa veneta è una pianta psammofila che vegeta nelle dune e prati aridi retrodunali litoranei. Si presenta come una pianta erbacea perenne cespugliosa, con foglie lineari a lamina sottile larga meno di 1 mm, che raggiunge un’altezza compresa tra i 30 e gli 80 cm.  Fiorisce in aprile-maggio e i fiori sono dati da spighette uniflore ermafrodite, con lemmi densamente pelosi e con resta apicale lunga 20-28 cm, piumosa per peli pennati, flessuosa e colorata in bianco-neve. Viene tradizionalmente chiamata anche Lino delle Fate per i suoi lunghi pennacchi chiari e filamentosi.

Con la sua presenza riduce l’impatto del vento e trattiene i granelli di sabbia alzati dalle raffiche, contribuendo alla stabilizzazione delle dune.

 Da circa 10 anni si stima che il numero di individui maturi di Stipa veneta sia inferiore a 250. Il progetto LIFE REDUNE sta raddoppiando le popolazioni di Stipa veneta, introducendo 1.000 nuovi individui nei siti in cui esistono le popolazioni venete conosciute.

Per chi volesse andare alla ricerca di questa specie ci sono due sole regole da seguire: restare sui percorsi autorizzati e non cogliere le piante e i loro fiori. Fortunatamente i pennacchi della stipa sono belli alti e facili da fotografare – se siete nel posto giusto!

 

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